Systema systematicum

Prefazione per un libro mai scritto

Per i lettori che soffrissero la lettura della prefazione:
nulla impedisce loro di saltarla,
e se prendessero sì slancio da saltare il libro intero, fa lo stesso.

 

Rispetto a un libro,
una prefazione è cosa da niente.

 

(Nicolaus Notabene, Prefazioni)

 

 

Prefazione alla prefazione

Se il libro non esiste, perché mai una prefazione? Perché si vorrebbe che il libro ci fosse. Ma il libro, in effetti, c’è; — sempre. Proprio perché viene a mancare, il libro è onnipresente come l’assenza di un morto che ci manca.

Si dà il caso che qui si scriva una prefazione per un autore venuto a mancare, per uno scrittore che nessuno conosce. Basta documentarsi appena un po’, per ascrivere Jakob Spielhans alla nutrita schiera dei pensatori tanto immensi quanto negletti. Ogni suo libro sembra una lapide cui il tempo abbia scancellato titolo e nome.

Ogni libro va maneggiato con cura. La prefazione è mettere le mani avanti. Scriverne una per un libro mai scritto è protendere le mani per palpare al buio, come si fa nei giochi da ragazzi. Ci s’immagina un libro eccitante. Questa prefazione è un tentativo di toccare con mano, al buio, pagine intonse, candide come le carni intatte di un’illibata fanciulla.

pforta

Prefazione

Per gioco, come tutte le cose importanti: così sembra scritto questo libro che sbeffeggia tutto e tutti. Al tempo stesso si pone come il sistema assoluto e definitivo, l’opera che costituisce la summa summarum della filosofia ottocentesca e prelude all’esaltazione nietzscheana. Al rigore filologico di Bachofen, s’accompagna l’appassionata ispirazione tardoromantica. Se la Gesamtkunstwerke ha mai trovato una realizzazione compiuta, ecco, è in questo scritto.

Farsi beffe della filosofia – giusta la formula pascaliana – è assunto qui portato a compimento, giunto alla perfezione. Systema systematicum è titolo a un tempo serio e faceto; è uno schiaffo in faccia ai grandi sistemi di inizio diciannovesimo secolo, ma al tempo stesso è specchio fedele e infedele della scrittura di Spielhans. Il passo è aforistico; ma sotto questi lapilli impazziti cova un magma assai viscoso, che imprigiona tutto, tessendo una trama concettuale fitta e stringente. Un grande sistematico si nasconde sotto l’apparenza frammentaria.

Dopo la lettura del libro, si sente risuonare la sarcastica conclusione di Nicolaus Notabene: «Appena uscito questo, i posteri non avranno nemmeno bisogno d’imparare a scrivere, ché più nulla ci sarà da scrivere; basterà saper leggere — il Sistema».

Il punto è proprio questo: ogni libro è un’ellissi che gravita attorno a due fuochi: scrittura e lettura. Ogni scrittore è lettore di se stesso. (Com’è vero anche che ogni scrittore è scrittore di se stesso; anzi il se stesso dello scrittore è solo in quanto scrittura.) Non appena il libro è pubblicato, uno dei due fuochi s’estingue. Finita la scrittura, l’ellissi piega in circolo perfetto. O quantomeno v’aspira. Finito d’essere scritto, il libro perde l’autore come un arto superfluo. Cecidere manus. Ora il lettore è alle prese con l’ellissi sfocata, e può piegarla a suo piacimento. Il libro di Spielhans preclude qualsiasi altra scrittura: ogni ellissi viene a mancare. Le pagine orbitano attorno a un unico centro. La perfectio s’ottiene al prezzo della fine d’ogni scrittura. Così auspicava Carmelo Bene dopo l’Ulisse di Joyce. Così andavo vagheggiando dopo aver letto la Recherche.

Se fosse possibile il libro perfetto, non vi sarebbe bisogno d’altri libri. E forse vale pure con gli esseri umani: continuiamo a riprodurci perché siamo tutti tragicamente imperfetti, farsescamente incompiuti. Il libro perfetto è il libro dei libri immaginato da Borges. Ma lui s’è lasciato tentare dall’infinito; nell’abisso dell’eternità, c’è caduto con tutte le scarpe, relegando la perfezione nel regno dell’immaginazione. Col libro di Spielhans, invece, ci troviamo davanti alla perfezione reale, all’infinito in actu. Perché, allora, si continua a scrivere? Perché questo è un libro introvabile, inaccessibile, illeggibile. D’altro canto, per leggere un libro perfetto e coglierne la portata, ci vorrebbe un individuo perfetto.

Qual è allora il senso di ogni prefazione, soprattutto di questa? Aggiungere un momentaneo fuoco alla circolarità del libro perfetto per bruciarlo, distorcerlo, deformarlo, inquinarlo con l’imperfezione di chi aggiunge cose alle cose, parole alle parole, persone alle persone.

Infine, un appello vano. S’era posto ad epigrafe, — valga come epitaffio: saltiamo questa prefazione imperfetta; anzi, saltiamo il libro intero.

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5 thoughts on “Systema systematicum

Prefazione per un libro mai scritto

  1. Una prefazione per un libro che non esiste e che vogliamo saltare perchè la prefazione già ci racconta di un libro mai scritto. Mi è piaciuto molto questo esercizio di scrittura. Davvero complimenti!

  2. Avevo già in mente di leggere questo libro, adesso non vedo l’ora!
    Una domanda poco pertinente: l’hai letto prima o dopo aver scritto “Quel che viene a mancare”?

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